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Il Palio de lo Daino.
Quando i numeri non dicono tutto, ma spiegano tanto.

Caro Giovanni, 

oramai questa pantomima in cui io mi lamento del fatto che ogni volta che ti telefono mi affibbi qualcosa da scrivere per la Piazza i miei e tuoi lettori l’abbiano capita da tempo. Quindi chiudiamola qui.

La verità è che, ogni volta, io SPERO che tu mi chieda di raccontare qualcosa e, quindi, il fatto che tu mi abbia chiesto un pezzullo sul Palio del Daino 2024 mi fa più che piacere, ma soprattutto mi fa piacere che tu mi abbia chiesto un resoconto della nostra festa dal punto di vista di chi la festa la fa, perché pochi sanno cosa c’è veramente dietro a questa manifestazione che, giunta alla trentacinquesima edizione (e sarebbero state 37, non ci fosse stato il COVID di mezzo), ha prepotentemente fissato sulle mappe Mondaino che, prima, nessuno o pochissimi sapeva dove fosse; ma vorrei provare – una volta tanto – ordine ai pensieri.

Prendo in prestito e a pretesto le parole di un post, apparso sui social, del Prof. Angelo Chiaretti, che tutto ciò che ha a che fare con il Palio del Daino ha del miracoloso.

Un miracolo che una cosa del genere possa reggere, a Mondaino, da quasi 40 anni, un miracolo che tutto ciò possa reggersi – anche e soprattutto economicamente – sulle sole forze di chi la organizza.

Lungi da me contraddire Angelo ma a me piace pensare che a Mondaino si riescano a fare cose straordinarie come il Palio grazie a due elementi.

Il primo è l’energia particolare del luogo in cui sono nato e cresciuto perché si sa, se una cosa nasce e si sviluppa a Mondaino, si afferma e fa giungere la sua eco in Italia e nel mondo: abbiamo fatto ballare l’America con le Fisarmoniche Galanti, abbiamo ancora oggi una produzione di eccellenza (mondiale) di strumenti elettronici, siamo risusciti a costruire il Teatro Dimora e, grazie a chi vi opera, diventare un punto di riferimento culturale di livello internazionale, la MYO è sulla bocca di tutti e potrei andare avanti ancora.

Il secondo è legato alla rete di volontari impegnata a tutti i livelli dell’organizzazione e riesce a garantire il successo della manifestazione, senza doversi rivolgere (salvo rare eccezioni) a professionalità esterne: logistica, direzione artistica, comunicazione e marketing, allestimento dei punti di ristoro, segreteria organizzativa, gestione degli ingressi (e di certo dimentico qualcosa) è frutto del lavoro delle Associazioni e dei volontari che offrono le loro competenze e una parte significativa del loro tempo.

È la Pro Loco che si assume l’onore e onere di organizzare il tutto e ti assicuro, caro Giovanni (e caro lettore), che riportare al 29 novembre del 1459 il Centro Storico richiede centinaia, migliaia di ore di lavoro, fisico e intellettuale: ci sono 100 botteghe da allestire, bisogna organizzare e definire un cartellone di 20 spettacoli per sera che si incastrino alla perfezione, bisogna gestire gli alloggi per i circa 300 figuranti e artisti che risiederanno a Mondaino nei giorni della festa e ancora predisporre i piani di sicurezza, organizzare i parcheggi e il servizio navetta, gestire i rapporti con le altre associazioni e con l’Amministrazione Comunale, che fa la sua bella parte mettendo a disposizione spazi, immobili e le risorse necessarie a mantenere pulito e in ordine il tutto (e se tu vedessi la mole di rifiuti che viene prodotta e allontanata alle 5.30 del mattino resteresti stupito).

Un lavoro che impiega decine di volontari, tra i quali molti giovani mondainesi (per fortuna) per settimane e settimane, prima dopo e durante la Festa (con la F maiuscola).

Sono le Contrade Mondainesi, nelle quali operano – mal contati – almeno altri 200 volontari, mondainesi e non che la festa la fanno per gli altri, ma la festa non la vedono mai e non l’hanno mai vista!

E sono quelli che riescono a sfamare, giornalmente, le circa 600 persone dello staff (figuranti, artisti e operatori) e le circa 4.000 persone che, paganti o meno, mediamente affollano le vie del borgo. E quindi allestiscono le taverne e chi nella vita fa il ruspista diventa chef, che si occupa di marketing impara a fare l’elettricista o il falegname e occupa (anche in questo caso) centinaia di ore, strappate alla famiglia, alle ferie e agli hobbies per dar modo che ci sale in collina possa vivere, anche culinariamente, un’esperienza indimenticabile.

Perché al Palio si mangia.

E si mangia bene.

Decine di migliaia di ore-uomo donate alla comunità, un orgoglio che ci fa gonfiare il petto ogni qualvolta che, in giro per l’Italia e il mondo dici di essere di Mondaino (e 35 anni fa potevi solo dire di stare “vicino a Rimini”) e ti riconoscono e ti dicono “ah! Il Paese del Palio!”.

Ora, come tutto questo possa essere gestito e tenuto sotto controllo è un mistero (non volendo scomodare ancora il miracolo). Perché – la festa inizia giovedì – il giorno prima pare che nulla sembra a posto e vedi gente che corre a destra e a sinistra, chi con un attrezzo in mano e chi con un mestolo (e qualcuno con entrambi… e ti chiedi se rimesta il sugo con il martello e batte i chiodi con il mestolo), senza criterio e senza costrutto apparente.

Poi arrivano le ore 18.00 del giovedì e il 1459 si accende, superi l’Arco della Torre Portaia e vieni trasportato in un altro mondo e il profumo della serenità, oltre a quello della ciccia che sfrigola, lo avverti subito. E stai bene.

E non lo dico mica io, lo dicono le persone che al Palio ci vengono!

E lo facciamo da 35 anni, lavorando tanto, dormendo poco e con la preoccupazione che Giove Pluvio sia clemente perché se il tempo regge ce la caviamo, se fa i capricci ce la caviamo a stento, se arriva la tregenda rischiamo di non ripartire più. 

E vivere con la preoccupazione che ciò avvenga e senza un sostegno, sicuro e concreto, di qualcuno – mecenate, magnate o Ente Pubblico che sia – che ti dica “tranquillo, se succede, ci penso io a farti ripartire” non è il massimo della vita, ma siccome siamo un branco di matti, ma matti per davvero, ci prendiamo anche questo tipo di rischio.

E il 2024 è stato un anno così, tutti con il naso all’insù e con il cellulare in mano a guardare previsioni al limite dell’apocalittico. Ecco, ci dicevamo, un anno di lavoro e rischia che salti tutto.

Alla fine, quattro gocce pomeridiane e poco più.

Ecco. Lo sai qual è il vero miracolo?

È che i portali che parlano di meteo e i sedicenti meteorologi che ci lavorano, continuano a prosperare nonostante non ne azzecchino una che sia delle loro previsioni apocalittiche, ma la gente gli crede e resta a casa. Come se non ne avessimo già abbastanza, di beghe da gestire.

Insomma, ce la siamo cavata anche quest’anno, poteva andare meglio, ma anche decisamente molto peggio. Ne usciamo stanchi, e ogni anno visto che invecchiamo è sempre più difficile recuperare le energie, ma abbiamo lo sguardo già rivolto al 2025 e al prossimo Palio. 

E ti assicuro che questi 350 giorni scarsi che mancano alla prossima edizione passeranno in un attimo, i quattro giorni di festa in un battito di ciglia. 

Cosa ci resta? La soddisfazione di averlo fatto e di fare la cosa giusta da 35 anni e più.

E scusa se è poco.

E dovrei parlarti anche di ciò che a Mondaino non c’era prima del Palio e ora c’è: dei gruppi di rievocazione storica, delle attività ricettive e turistiche nate negli ultimi 20-25 anni, del valore intrinseco (ed estrinseco) di tutto questo per la comunità, ma ho già superato le 1.250 parole e le 6.000 battute, mi pare di avere già abusato della tua pazienza e di quella degli eroi che mi hanno seguito fin qui. 

E vi ringrazio tutti.

Perché se siete arrivati fin qui, volendo escludere forme di masochismo estremo, il Palio o lo fate o lo frequentate da tempo andando in giro a dire che è la miglior festa a cui siete mai stati.

Mi raccomando. Continuate a farlo.

Ci vediamo al prossimo Palio de lo Daino. Ci conto, anzi, ci contiamo.

Nicola Battistoni
Contradaiolo attivo dal 1996 e Voce Narrante del Palio dal 2010