Divagazioni Ga…lattiche

Sentite questa.
Io non mai mangiato formaggio.
No, non per allergia, intolleranza o qualche strana ideologia — niente di tutto questo.
È che, ogni volta, me lo dimentico.
Giuro.
Magari vado al supermercato, passo davanti al banco dei formaggi… e puff! Mi viene in mente qualcos’altro.
Tipo: “Ma i sogni delle giraffe saranno a colori?”
Oppure: “Esiste un numero primo che è anche simpatico?”
Insomma, divago.
E il formaggio? Boh. Dimenticato.
Un giorno, però — giuro che non me lo sto inventando — stavo camminando immerso nei miei pensieri (quella volta stavo cercando di capire se l’universo fosse una gigantesca trappola per topi) e… zac!
Inciampo in qualcosa di molle. E profumato.
Era… un gorgonzola.
No, aspetta. Non “un gorgonzola”.
Il gorgonzola.
Mi fissa e mi dice: «Mi hai calpestato l’anima.» Ora, io non sono uno che parla coi formaggi.
Di solito.
Ma lì, in quel momento… ho risposto: «Scusa, non ti avevo visto.»
E lui, con tono da psicologo bergamasco in pensione: «Sai da quanto tempo aspetto che tu mi assaggi? Io sono il tuo formaggio interiore.»
Mi disse proprio così. Lo giuro sul caciocavallo podolico.
Così mi siedo per terra e iniziamo a parlare.
Scopro che ognuno di noi ha un “formaggio potenziale”: una specie di incarnazione casearia dei propri sogni, paure e desideri.
C’è chi ha un caprino spirituale. Chi un parmigiano filosofico.
Io?
Gorgonzola. Esistenziale.
«Se mi mangi,» mi dice, «scoprirai il senso della tua svagatezza.»
Io ci penso un attimo. Poi affondo un cucchiaino immaginario e lo assaggio.
Ragazzi, giuro: una visione mistica.
Vedo il me bambino che costruisce astronavi fatte di provolone.
Poi il me vecchio, che discute con una mozzarella di bufala vestita da monaco tibetano.
Alla fine mi guardo negli occhi. E sorrido.
Quando riapro gli occhi, il gorgonzola non c’è più.
Al suo posto, un biglietto scritto a mano: “Complimenti. Sei pronto per assaggiare anche l’insalata.”
Firmato: La Ricotta Cosmica.
Da quel giorno, non ho più dimenticato il formaggio.
Mi sono scordato un sacco di altre cose, eh. Tipo le bollette, i compleanni, le chiavi di casa…
Ma lui no. Lui lo ricordo sempre.
Perché, alla fine, ho capito una cosa: ognuno di noi è un panino che cerca il suo ripieno spirituale.