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La Trilogia del Tonno

Episodio VI: L’artista e la Ricetta Impossibile

 

Doris non era italiana.

Non era nemmeno romagnola, e questo — all’inizio — sembrava un problema.

Era un’artista austriaca, bionda, alta, bella, con lo sguardo curioso e la lingua… incompatibile.

Io non parlavo inglese.

Lei non parlava italiano.

Un’accoppiata perfetta, secondo gli organizzatori del progetto. L’idea era semplice e geniale (ma soprattutto semplice per chi non doveva viverla): dieci artisti ospitati da dieci mondainesi.

Dalla mattina alla sera, come delle ombre gentili. Io, che avevo chiesto esplicitamente un italiano o almeno qualcuno che parlasse in italiano…

Mi ritrovai Doris.

Bastardi!

Il primo giorno fu epico.

La incontro in piazza, le offro un caffè, scopriamo che non avremmo potuto parlare, se non a gesti.

La porto a casa, le presento mia moglie. Doris esce a fumare in terrazzo.

Tempo 15 secondi, arriva il messaggio su WhatsApp: “C’è una bionda sul terrazzo!”

Le vicine non erano note per la loro discrezione.

Poi le presento Leo, mio figlio, che frequentava l’asilo.

Lui la ignora con compostezza per due ore e mezza.

Poi, come fosse niente, le consegna quattro pagine piene di disegni.

Così, senza dir nulla.

Si erano capiti.

Nei giorni successivi, tra lavoro, passeggiate e chiacchiere a gesti, mi impegnai a spiegarle i fondamenti della filosofia romagnola.

Il mio inglese era… creativo, ma efficace. “The pig is not an animal for us… it’s a religion.” “The stripes on the street? Only for tourists.”

Rideva.

A volte sorrideva con una malinconia sottile, come se capisse ogni parola.

E forse capiva più di quanto sembrasse. Il penultimo giorno eravamo a Riccione.

Le dissi: “You will miss a lot, Doris.” Un errore grammaticale, lo so.

Ma lei mi abbracciò forte. Un abbraccio vero. Un abbraccio da performance.

E lì capii che qualcosa — qualcosa di importante — stava succedendo.

Il giorno dopo, al termine del progetto, mi ritrovai stampato su cinque litografie.

Io, Leo, la mia famiglia.

Un’opera d’arte nata dall’osservazione silenziosa e dal nostro modo assurdo di comunicare.

Le conservo ancora.

Sono appese in casa.

Mi ricordano che la comprensione più profonda non ha bisogno di traduzione.

E l’ultima sera… Non potevo che cucinare. Gli spaghetti col tonno.

La mia specialità.

Li cucinai per lei e per tutti.

Le piacquero, ovvio. Mi chiese la ricetta.

Ma — a differenza di Emiliano — non le vennero mai così buoni.

Poco dopo aver lasciato casa mia, Doris conobbe il suo attuale compagno.

Un amore nato subito dopo l’ultima forchettata.

Coincidenza? No.

Perché l’amore – il tuo, di chi ti sta vicino, delle mamme, delle nonne che non ci sono più – è in ogni boccone.

Perché i miei spaghetti col tonno, la vita te la cambiano.

Se li cucini.

Se li mangi. Anche se pensi che non ti piacciono.