Mortadella e Notes

Io non so affrontare i problemi come fanno gli altri.
C’è chi li guarda dritti negli occhi, chi li analizza, chi li abbraccia.
Io scavo.
Scavo buche.
In giardino, nei pensieri, nei discorsi.
E continuo a farlo finché la lunghezza della pala, o le urla dei miei vicini di casa, lo consentono.
Quel giorno ne avevo già scavate nove.
Alla decima, un inaspettato CLONK interrompe il mio lavoro.
Sotto la terra c’era… una lampada.
Una vera lampada orientale d’ottone dall’aspetto vissuto.
Una targhetta scolorita, recitava: “Genio Refus. Tenere lontano dalle verità.”
Non ho resistito.
L’ho strofinata.
Una nube di fumo beige (non magico: beige) mi ha avvolto con un odore a metà tra una vecchia biblioteca e il negozio di un fornaio.
Colui che apparve non aveva né l’aria e tantomeno l’aspetto di un genio. Almeno per come li avevo sempre immaginati e visti disegnati.
È apparso un tizio in accappatoio. Magro, spettinato.
Mi ha guardato con lo sguardo di chi non è stato svegliato bene.
Poi ha detto: “Tre desideri. Non di più.”
Beh, pensai, almeno la questione dei tre desideri è quella che ho sempre sentito raccontare, nelle favole e nelle barzellette.
Si trattava di stabilire, ora, quale delle due situazioni avrei vissuto.
Non ho avuto dubbi. “Voglio la Pace nel mondo.”
POOF. E poi… un odore di catrame caldo.
Un silenzio agghiacciante e poi… urla.
Tutto, tutto — e intendo proprio tutto — era stato cosparso di pece.
Strade, palazzi, persone.
Anche mia zia, che stava stirando, si era incollata all’asse.
Guardai il Genio. Di traverso.
Lui, non fece una piega. “Hai detto Pece. Chi parla così in fretta, s’appiccica.”
Certo di ciò che avevo detto, gli concessi il beneficio del dubbio.
E così, dopo aver pensato agli altri provai a pensare a me, correggendo il tiro e scandendo perfettamente le parole.
“Allora… voglio diventare immensamente ricco.”
Un altro POOF. Seguito da uno scoppiettìo.
E mi ritrovo con una capigliatura così crespa che non sarei riuscito a pettinarmi neanche con un rastrello.
“Hai detto Riccio,” mi fa Refus, imperturbabile, sorseggiando una tisana al coriandolo.
A quel punto ho smesso di desiderare grandi cose. E pure quelle piccole.
Ma restava un ultimo desiderio da esprimere. E lo feci, sapendo perfettamente cosa mi sarei ritrovato in mano.
“Voglio… un’idea brillante.”
POOF.
Una lampadina accesa. Scontato come il cocomero a settembre…
Perché dopo i primi due desideri mi ero reso conto che non si può desiderare ciò che è ovvio e sapevo già che le idee brillanti le devi avere tu… mica arrivano dal cielo!
Fu per quello che, in cerca dell’illuminazione, avevo espresso quell’ultimo desiderio.
Però, dopo quell’esperienza, smisi di scavare buche nel giardino e mi misi ad affrontare i problemi come tutti gli altri.
Partendo dal dilemma, un foglio bianco e senza uno straccio di idea per risolverlo.
Un pomeriggio, mentre facevo merenda con una rosetta con la mortadella – e una birretta che ci stava benissimo – per alleviare i tormenti dell’ennesima crisi creativa… mi sbloccai.
Il tutto per dire che, alla fine, l’idea brillante l’ho avuta per davvero.
Pensai di mettere in una scatola una matita senza mina, una gomma che non cancella e dieci fogli bianchi. E, già che c’ero, una mortadella d’asino da 500 grammi sottovuoto.
Mi precipitai all’ufficio Marchi e Brevetti per depositare il nome del prodotto.
Il Blocco dello Scrittore™ mi pareva, semplicemente, perfetto. Aveva quel bel sentore di fallimento, noce moscata e pistacchio di Bronte.
Perché a volte è bello scrivere ciò che non si osa pensare, bisogna accettare i propri errori e le persone normali vedranno sempre e comunque dieci fogli bianchi, ma tu – che pretendi di essere creativo – ci vedrai un racconto ancora da scrivere.
Ho messo in vendita il kit.
Ne consiglio l’uso assieme a una playlist di silenzi imbarazzanti. Ho anche messo online un corso chiamato “Scrivere non è obbligatorio”.
Un successo clamoroso.
Refus, che non ho avuto il coraggio di ricacciare nella lampada e riseppellire, lavora con me.
Facciamo workshop demotivazionali nei sottoscala di un Discount di periferia.
Il suo approccio e il suo outfit è semplicemente perfetto per il lavoro che facciamo.
Parliamo del potere dell’errore, del linguaggio che si inceppa, del significato delle parole mal dette.
E della mortadella d’asino.
Sempre.
Perché scavare dentro di sé è importante.
Ma ogni tanto… chi scava ha bisogno di una pausa.